
IN MEMORIA DI M.L. KING
Hanno ucciso Luther King
e tu non ridere più,
non ridere mai più.
L’abbiamo finalmente assassinato
il dolcissimo e fortissimo King,
il fiore dei martiri,
color viola gli occhi
terribilmente miti
come gli occhi di Yahvè.
Ho vergogna di me stesso,
perché un pianto feroce
mi gremisce di cieca violenza
e i martiri cadono come fiori,
profumando il ferro che li recide.
L’hanno ucciso il figlio di Dio,
che vinceva nel nome dell’Uomo,
ma i morti confederati, in piedi,
hanno intonato il canto
della risurrezione.
TESTIMONE DELL’AMORE (PADRE KOLBE)
Conosce ancora il cammino
il riposto senso del dolore.
Dietro il pallido volto
gli crepita un rogo inestinguibile,
gli fragra di viole il cuore
macerate dalla grandine.
Il suo sangue ha la purezza del mare,
il suo occhio di sparviere celeste
penetra e disseta come anfora colma.
I refoli dei nostri peccati
l’avvinghiano e torcono,
lasciando illesa l’anima
vegliata da strali di sole
e da una vergine astrale.
Fedele allo spalto supremo
fiuta la morte e la teme per noi,
né vi si arrocca col vile pensiero.
Noi siamo a galla anima e corpo:
egli tocca le rive del tempo
e insieme gli abissi dell’aldilà.
IL CARD. CUSHING
Tu dagli occhi di mare celtico
vegliardo chiaro e lieve di gabbiani,
signore del cuore d’America,
tu sai amare la gente
non dal tiburio dei santi
terrifici e pallidi,
e le donne ti portano nel cuore
giunchiglia antelucana
tenendo alta la tua purezza
come la torcia della libertà.
